E' Morto il Tempo delle Immagini

E’ morto il tempo delle immagini.

Due dimensioni non bastano più:

Il tempo, la terza direttrice, si confonde

Con la profondità, con il calore.

 

Non riesco ancora a eliminare il

Tribunale che sta nella mia testa,

Quel consesso di vecchi ossuti o grassi

Che in qualche modo sanno vedere

 

Solo lì dove la mia mano non afferra,

E per di più col monocolo, scommettendo

Sulle mie scelte e sugli infiniti spilli

Divini che squarciano le piante dei

 

Miei piedi lasciandomi più lento e

Difficoltoso il passo. Burroughs provò

A lenire il dolore con l’eroina e i

Tagli nel tessuto dei propri pensieri.

 

Io preferisco sostituire i sogni e i loro

Invisibili legami con il calore del cuore.

Lo affermo a colpi di bastone contro il

Selciato sciupato da mille passaggi

 

Inutili di uomini venuti prima di me

A sfaccendare spudorati nel nulla

Che è il consesso in cui risiedono:

Ho voluto Che il sangue mi scorresse

 

Nelle vene, o esso semplicemente scorre

Perché così vuole la sua natura?

Competence without comprehension.

E’ così che avrei vissuto secoli

 

Se non ci fosse stato un taglio netto

Qui dentro la mia nuca, un giorno lontano,

o forse una infinita teoria di giorni,

durata quasi una intera esistenza,

 

Mentre tutt’attorno persone più inette

Di me stringevano mani su mani

Per dimenticare la propria paura

Della morte. Competence without

 

Comprehension è anche il sentimento

Che provo per te. Ti sei espansa piano,

In maniera gentile, come è nella tua

Natura, dentro di me. All’inizio

 

Non ti ho distinta da altre presenze,

Fino a che un giorno, di fronte a te,

Non ho realizzato quanto poco ti fossi

Attento, ed una fitta, come un rimorso,

 

Mi ha interrogato. Mi sono posto domande,

Domande come: è possibile fare di due uno,

Potrò abbandonare sul tavolaccio di legno

Le carte da gioco e osservare occhi umani

 

Senza strategie per simulare una buona sorte

Che non ci appartiene? Ho pensato a quando,

Più giovane, avrei aperto la folla per arrivare

A te, colmare distanze, aprire ferite,

 

Lasciarle a prendere aria senza paura

Di venire guardato come si guarda qualcuno

Che ha coraggio e spavento insieme, e che,

Essendo duplice, occupa più spazio

 

Ai confini del tempo. Al nostro successivo

Incontro, dopo averti lasciata, non ti sei

Più allontanata da me. Per ore, forse giorni.

Ho sorriso, perché anni erano passati

 

Prima che un nome e un volto occupassero

Lo spazio delle note e dei silenzi infiniti.

Arrovellatomi per giorni su quella repentina

Metamorfosi, mi sono chiesto il senso,

 

La natura, l’essenza di quell’emozione

Prolungata come l’eco di un antico strumento

Ad arco che vive di vita propria e non per mano

Di chi ne vuole guidare la natura. Mi ci è voluto

 

Il volto di un attore, colpito dalla bellezza

Di un ragazzo che assomigliava a quello

Che occupava i film di Pasolini, per capire.

Come il sassofono di Coltrane, quei

 

Grappoli di note come nutrimento per uno

Spirito, coltivato con tenacia per anni

E poi liberato su un palco stretto e pieno

Di fumo, immeritato – questo mi spaventa,

 

Non ho lavorato per arrivarci, mi è capitato

Come tutte le cose reali – e non ho voluto

Dire di no. Un sentimento d’amore.

L’incertezza mi domina, sicura

 

Come tutte le piccole scoperte che ho

Fatto su di me in questi mesi, le piccole

O grandi suture che mi rendono ostici

Anche i movimenti più naturali.

 

Eppure, questa volta è come la prima volta.

Ogni volta lo è, ma questa, senza garanzie,

Senza ritorni, senza piani, senza mani che

Afferrano o senza occhi che guardano,

 

E’ la volta più aspra. Alterno note a silenzi,

Come Miles Davis, mentre le spazzole sulle pelli

Producono senso. Sapevo forse che mi sarei

Esposto sull’abisso senza protezione?

 

Sì, ed è esattamente dove volevo essere.

A volte percepisco tutto il peso del mio

Desiderio sotto forma di fatica, ma non

Posso rinunciarci. L’inconscio è morto,

 

Le idee sono vecchie, i volti delle icone

Che mi hanno preceduto sono svaniti

Come vapore nell’aria più leggera e meno

Densa. Solo il cuore conta, ed è tramite esso

 

Che il mondo cessa di essere solo quello

Da toccare, e illumina l’interno. Ed io,

Più surrealista di tutti i surrealisti,

Avanzo un passo alla volta, talora

 

Impaziente, talvolta confuso e dubbioso.

Voglio essere una forza per il bene,

Diceva l’uomo che, dismesso il sax

La sera, si stendeva a letto col flauto,

 

Per paura di non essere all’altezza

Del compito che si era scelto nella vita.

Ma come ci si esercita nell’arte

Del riscaldare una vita e proteggerla

 

Da un mondo che ne vuole solo masticare

La forma per poi risputarne l’essenza

Di fronte a un triste colore socialmente

Accettabile? Ora è tempo di crescere,

 

Nutrito di sensazioni e domande. Un esile

Soffio esce dalle labbra. E’ il suono

Del tutto o del nulla. E quando la nota

Si trasfigura in puro spazio, Yeh.

 

26/05/2023

Commenti

Post popolari in questo blog

Divinità da assaporare

Il suono della tua voce

Alcune Emozioni Non Hanno Odore