Ogni Volta che Apro una Porta

Ogni volta che apro una porta

Trovo un lungo corridoio

Pieno di altre porte. E ognuna

conduce a un altro corridoio

 

Pieno di altre porte. Divino è

Questo labirinto di cospirazioni

A fare di me ciò che non sono.

“Non avere paura di ciò che è

 

Vibra di fiumi impetuosi” dice Eros vestendo

La sua dote spartana. “Vedi, non si tratta

Di attraversare quelle stanze in fretta

Ma di abitarle con amore”.

 

Il Minotauro è mio amico. Cieco dalla

Nascita, vive di odori, suoni, di ruvido

Velluto. Le pareti del labirinto

Sono di ambrosia divina. Il tetto

 

Delle stanze è di legno di Alloro.

Il tempo è reversibile, lo si può

Percorrere nei due sensi. Spesso

Torno al passato per portare

 

Suoni, riflessi, luci, calore,

Per rimediare agli errori,

Per togliermi la divisa militare

E indossare la tonaca del santo.

 

Le stagioni Sono regolate da

Un albero le cui foglie mutano

Di colore e intensità

Ogni qualvolta il sole compie

 

Il suo quarto di giro nel cielo.

Perché sono io il centro del mondo,

Non mi estrania la presenza di

Figure che come me si aprono

 

Al passaggio dell’altro.

Respirare lo straniero,

Vivere l’estasi del vino

Della conoscenza reciproca,

 

Allenarsi a essere un tu,

Diventare animale o cosa,

Desiderare mentre ciò che manca

Si trasfigura in una presenza.

 

E’ infantile questo passaggio

Dall’antico al presente,

Si sente un profumo di razze

Straniere pronte a immolarsi

 

Per non rinnegare la propria

Libertà. E’ dall’altro che imparo

Un frammento di me, mentre

Con me l’altro ritorna a essere radice.

 

22/05/2023

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