Una mattina qualsiasi, dopo la fine di una guerra
Quasi le undici di mattina. Una mattina
Qualsiasi, dopo la fine di una guerra. Una
Guerra silenziosa, che si è combattuta
Da qualche parte e che mi vede protagonista.
E’ domenica. Qualche macchina solca la strada,
Alcune rare voci di donne e bambini in cortile.
Da qualche parte sicuramente qualcuno avrà
Fame, qualcuno starà scappando, qualcun altro
Si sta nascondendo. Chi trema, chi si tende, chi
Ricorda con nostalgia trattenendo le lacrime.
Ieri sera una figura femminile, su un palco,
Ha evocato ondate di emozioni. Io ero tra il
Pubblico. All’inizio ero pieno di domande, alla
Fine ero pieno di sensazioni. Una sigaretta
Dietro l’altra, whisky vero (o di scena?)
Trangugiato mentre la donna cerca le
Parole, i gesti, l’interiorità giusta per quel
Momento di sacro terrore, rabbia, dolore,
Smarrimento. Io ho vissuto tutto questo con
Lei. Il mondo che mi circonda non ne sa niente.
Il mondo che mi circonda non ne vuole
Sapere niente. Ripenso a quelle pagine che
Voglio scrivere, per cui forse avrò tempo in
Piena estate. Studio, riflessione, scrittura.
Amo quei momenti in cui puoi prenderti dello
Spazio per te stesso, la mia famiglia e quegli
Altri animali. Ieri notte un gatto grigio mi ha
Tagliato la strada, vicino al cimitero del paese.
L’ho apostrofato: “Ciao, gatto!”. Lui si è fermato
E si è voltato, a guardarmi. A Londra, dieci anni fa,
Convivevo con la gatta del mio padrone di casa.
Di notte si staccava dalle mie gambe, guardava
Dalla finestra e sospirava. In un lungo istante di
Coscienza. Cos’è quella cosa che ci fa percepire
L’altrove, che non ci fa bastare ciò che abbiamo,
Che ci spinge a prendere in mano l’argilla
Della realtà e cercare di darle una forma
Più sensata? Animali, uomini o dèi, non possiamo
Esimerci dal – un proiettile, grido di bimbo, squarcia
Improvviso l’aria – movimento. Siamo tutti
Scomodi, ci spostiamo alla ricerca di un
Sollievo, e subito dopo quella pace a lungo
Cercata diventa nuova materia per un altro
Slancio. Respirare, lo chiamo. Inalare, esalare.
Anche mentre scrivo queste righe ho presente
Tutto quello che devo sbagliare, tutti gli argini
Che devo frantumare, l’acqua che deve inondare
I campi secchi per renderli fecondi. Mi guardo
Allo specchio incredulo: spetta a me? Mio è
L’onere? Sono rimasto troppo tempo non dico
Al sicuro, ma solo ad occuparmi di me stesso,
E ora non sono più capace di rilassarmi.
Dovrò mettermi a giocare, a godere, senza paura.
Non posso permettermi la rigidità della morte.
Sono ancora vivo. Lo sarò ancora per molto.
Ho preparato il terreno per una nuova vitalità.
Ora devo solo aprire la porta e varcare la soglia.
Chi parla di anima, o della sua assenza, non sa
Cosa sta dicendo. Si è nutrito di parole altrui,
Senza la gioia e il dolore del mondo vero.
Volti e corpi che mi interrogano, presenze
Che mi fanno paura – un uomo ubriaco, ieri
Notte, sul treno, che mi si avvicinava ma senza
Coscienza della mia presenza – sono stati
La maggioranza silenziosa, la massa, la leva
Del Potere per troppo tempo. Un passo, un
Altro passo. Devo dedicare del tempo a –
Inalare, esalare. Percepire le cose in tempo
Reale, non solo riconoscerle ex post dagli
Effetti. Inalare, esalare – sii parte attiva
Nel mondo in cui vivi, dato che è sempre stato
Il tuo desiderio. Un nero pozzo da cui risalgo,
Catene che pesano ma il cui giogo è forse
Stato mangiato dalla ruggine, un giardino
Alla fine della corsa verso l’alto. Rallentare.
La vita ci ha confuso, è appena giusto che sia
La vita a donarci gli strumenti per rendere
Questo posto migliore di quando vi sono entrato.
Non cerco più dentro, cerco attorno. Ci sono
Colori diversi, brillanti, un profumo nuovo.
28/05/2023
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