Milano è una città morta

Milano è una città

Morta. Lavoro, cibo,

Vestiti. La Santa

Trinità di un cumulo

 

Di alienati che nella

Movida cerca di

Nascondere l’angoscia

Del dover produrre

 

Per consumare. Com’è

Possibile viverla e

Crescere, dentro?

Tre anni fa, un giorno,

 

Ebbi una illuminazione.

E mi vidi circondato

Da cadaveri. Da persone

Addormentate, che

 

Come in un incubo,

Vivevano il sogno

Come realtà. Erano

Irate con me,

 

Perché, a differenza

Loro, ero sveglio.

Mi hanno strappato

Brandelli di carne.

 

Il risultato, opposto

A quello da loro

Sperato: il dolore

Mi ha reso più

 

Vivo che mai. Anche

Io sto strappando

Brandelli di carne

Alla città morta,

 

Compiendo un rituale

Mai visto: sangue, lacrime,

Carne tesa, e finalmente

Siamo alla resa dei conti.

 

Attraverso le strade.

Mi avvicino a un

Teatro e trovo, contro

Un muro, poesie. Le

 

Leggo. Non mi piacciono,

Non hanno il mio ritmo,

Non hanno la necessità,

Hanno qualche brandello

 

Di verità. A tratti mi sembra

Che chi scrive scelga le parole

Come si sceglie un tema,

Anziché di voce.

 

Ma apprezzo che qualcuno

Usi lo spazio urbano per

Qualcosa di differente

Dallo sfaccendare, dal

 

Ruttare, dallo sfilare.

Cammino con la morte

Nel cuore, la sfido.

Le parlo. La ascolto.

 

Non è possibile un

Dialogo. La morte si

Supera. Rinuncio a

Nutrirmi di immagini

 

In movimento, riesco

A camminare come

Una settimana fa,

Senza pesi né attenzioni

 

Eccessive. Eppure

Sento che la morte

Mi ha infettato

Un poco. Lo capisco

 

Da come mi sento

Perduto, mentre

Attorno le architetture

Del commercio

 

Hanno stabilito

La direzione dei

Miei passi secondo

Un ordine che

 

Non mi appartiene.

Il contatto con uomini

E donne mi ferisce.

Provo tutto in modo

 

Più vivo, ma non posso

Impedirmelo. Ho deciso

Di non indossare

Nessuna maschera

 

Con me stesso – si può

Fingere anche con sé,

Lo sapevi? E tu? Quanto

Riesci ad essere aperta

 

Con te stessa, quanto

Respirano le tue ossa

O le tue vene, mentre

Un moto qualsiasi

 

Del tuo animo ti

Si comunica per

Dettarti un passo

Dopo l’altro?

 

Riesci a seguirti?

Puoi lasciarti

Alle spalle i pesi

Vacui e inutili?

 

Io so che, se con me

I denti della civiltà

Sono particolarmente

Aguzzi, tutti gli

 

Uomini e le donne

Di questa epoca

Sono scavati con

Particolare destrezza.

 

Ne vedo gli effetti,

Sotto i cappotti

Che portano anche

D’estate. Sento

 

Il tanfo, l’odore della

Schiavitù cui aderiscono

Convinti per fingere

Essa non sia reale.

 

C’è un universo

Infinito oltre, sai?

Basterebbe ascoltarsi.

Sono curioso

 

Del mondo che hai

Dentro, di come lo

Difendi dalla città

Morta, da un crescere

 

Che è, in realtà, un

Restringersi. Io

Invento mezzi per

Non cedere ogni

 

Giorno, vorrei donarti

Parte di questa competence

Without comprehension

Per aiutarti a danzare

 

Tra un morto che cammina

E l’altro. Non posso dire

Come Pier Paolo a Aldo

Colonna, la notte

 

Stessa del suo martirio,

“L’Umanità Mi fa

Schifo”. Io amo tutti

Gli uomini. Amo tutte

 

Le donne. Quando

Cammino per le

Strade dell’immenso

Cimitero che ci

 

Contiene entrambi,

Ogni presenza mi

Ricorda di te.

Come un’ombra

 

Che passa improvvisa

E poi scompare.

Per questo a volte

Oggi mi rifugiavo

 

Nei miei pensieri: se

Voglio poterti scrivere

Frammenti come questi,

Devo anche essere solo.

 

Ma non è un sentimento

Oggi a dettarmi versi ed

Emozioni, bensì l’infinita

Pietà per l’estraneità

 

Che per tutti pare essere

Lapalissiana. Ti ricordi

Com’era essere bambini?

Ogni tanto ne incontravo

 

Qualcuno. Danzano,

Giocano, cantano, ridono.

E’ normale che sia così.

Molti adulti non ci fanno

 

Caso, ma io sì. Per un

Istante ho visto noi due,

Innocenti, per quelle

Strade. Non è il mondo

 

Ad essere grande per i

Marmocchi: è il loro

Mondo interiore. Se

Potessimo giocare

 

In quel modo, come

Fanno loro, forse

Sconfiggeremmo

La morte che la

 

Città ci insinua

Dentro. Sono

Convinto che

Anche tu hai

 

I tuoi trucchi,

Le tue magie,

I tuoi scongiuri.

Non Fosse così, non

 

Mi sarei mai

Innamorato di

te. Uccelli in volo

Sopra la città,

 

Convivono con

Gli uomini e

Seguono, sgomenti,

Le loro disavventure.

 

Io, spuntatemi le ali,

Ma ancora goffo

Nell’arte del librarmi,

Ti raggiungerei

 

Stanotte, se potessi.

Ti proporrei un gioco

Nuovo. Ma di questo

Ti parlerò, forse, presto.

 

03/06/2023

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