Una dimensione senza maturità (Blues delle periferie)

Una pausa tra due suoni.

Un lungo istante di

Silenzio. Una notte

Intera. Non penso a

 

Te. Non ti sento.

Incombenze, cose

Pratiche da vita

Quotidiana mi

 

Incalzano mentre,

Non so perché,

Passo da un’oscurità

All’altra. Poi suona

 

La sveglia. Divento

Cosciente giusto

Un minuto prima.

Inesorabile come il giorno. 

 

Ed eccoti, proprio ora

Che il tempo è meno

Propizio. Una leggera

Morsa allo stomaco.

 

Mentre mi nutro, dopo

Essermi preparato per

Vivere la luce, che filtra

Pigra tra le nuvole oggi,

 

Ripenso agli ultimi

Giorni e una inquietudine

Strana mi prende. Mi

Domando cosa

 

Penseresti se leggessi

Quanto ho lasciato

Per te su questi fogli.

Di cosa hai fame e sete?

 

Cosa desideri? Ci sono

Ferite o orizzonti

Comuni tra noi?

Se le circostanze

 

Si sfaldassero, ci

Toccheremmo ancora?

Ci cercheremmo?

Mi cercheresti?

 

Ti troverei? Non è

La paura di perderti,

Incubo di nera morte,

A muovere il mio

 

Corpo ora nello spazio

E nel tempo. E’ la

Certezza che io sono

Nato per incontrarti,

 

E che, ora che il destino

Si è praticamente compiuto,

Tutto ciò che avverrà, sarà

Un di più, di festa, o un

 

Togliere, uno scorticare.

Sono i battiti del tuo cuore

Che mi spingono a lasciarti

Nella curvatura del cosmo

 

Queste righe. Non fraintendere,

Non voglio quelli risuonino

Dell’eco di queste. Anche se

Sarebbe molto poetico.

 

E’ la tua nuda esistenza

Che inesorabilmente mi muove.

Eccoti allora una piccola

Confessione, un segreto

 

Per te, un taglio nel corpo

Della terra, per far emergere

Una qualche verità di fuoco

Come il centro di questo

 

Mondo. Amo tutti gli uomini,

Ti ho scritto. Amo tutte le donne.

Non riesco a essere indifferente.

Non riesco ad accettarli come

 

Sono. Il lavoro, la vita come

Sacrificio, il calcio, Carlo Cracco.

Vorrei invitarti dalle mie

Parti. Quando prendo il treno

 

Che dal tuo mondo mi riporta

Nel mio, trovo volti segnati,

Corpi sfigurati, fisicità destinate

Al tritacarne. Non un segno

 

Di ribellione. Ogni vita è una

Tomba. Ci si costruisce una

Dimensione come si scava

Sotto la minaccia di una

 

Rivoltella nei film di Sergio

Leone. Alcuni di loro recano

Segni di salvezza, una bellezza

Nel volto, sul collo, sulle spalle,

 

Nel ventre. Sono segni piccoli,

Che colgo solo io. Sintomi che

Riscattano un mondo che sta

Morendo, come un colpo

 

Di coda improvviso, che mi

Stordiscono con l’impressione

Della loro presenza, come una

Impronta sul retro della mia

 

Mente. Da quando occupi

Spazio dentro di me, ho scelto

Di non soffermarmici. Viaggio

Tra i miei simili come un monaco.

 

Ho necessità di silenzio, e ogni

Presenza è una distrazione forte.

La musica che promana dalle

Persone è stata imbrigliata,

 

Resa dura, robotica, per questo

Se incontro una morbidezza essa

Mi incanta, mi domando come

Ha potuto fiorire indisturbata.

 

Il mio nuovo silenzio interiore

Produce effetti impensati:

Ad esempio negli scorsi giorni

Un viaggio in un paese vicino,

 

In stazione corpi di stranieri,

Voci strascinate in arabo, come

Sputassero la propria essenza

Tramite una risata rivolta

 

Al compagno di strada, lì,

Sul marciapiede. Anime

Esangui, che la vita ha

Reso dure eppure quasi

 

Adolescenti, in una

Regressione che avvolge

Tutto quel mondo. Chi è adulto

Si immagina tale senza esserlo.

 

Vicino a una banca, dipendenti

Che tornano dalla pausa caffè

Parlano di assicurazioni

E polizze come i loro figli

 

Ancora minorenni parlano

Di voti e giudizi dati dai

Professori. Hanno una loro

Dimensione, non una loro

 

Maturità. Ma torniamo

Ai ragazzi stranieri, alle

Loro lingue sconosciute.

Ho guardato uno di loro,

 

Solo, per un istante e

Ho visto un Alì dagli Occhi

Azzurri figlio del nostro

Tempo, lui cieco sordo muto,

 

Io impossibilitato a toccarlo,

A farlo sobbalzare, lui duro,

Secco, sterile. Per un istante

Ho provato stupore, uno sguardo

 

Di una sensualità dolente,

e per un poco ho capito

Perché la gente si lascia sedurre

Dal potere, dalle sue rapacità.

 

Per togliere il dolore dagli occhi,

Dalla pelle, dal corpo. Ma se

Voglio comunicare con te,

Devo sentire quel dolore.

 

Cammino quindi per strade

Costruite per alienare scisso,

Da un lato tu, carica di fiori.

Dall’altro loro, sfiniti e doloranti.

 

Dovrei mescolarvi. Avrei

Forse bisogno di te

Per questo. Chiederti:

Perché il mondo muore

 

Sotto i miei occhi se tu

Dai corpo, nuovamente,

A una speranza? Somma follìa,

O gioco serissimo. Vorrei

 

Chiederti cosa vedi, e come

Vedi.

 

04/06/2023

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