Un sentimento nuovo

Il cuore batte e fa toc, toc.

Un sospiro appanna il vetro, soave.

Disegno un cuore col dito.

Inverno, io maledico la lontananza

 

Che mi affliggi dal corpo della mia

Amante. Dal suo calore, dalla sua misericordia, dal suo oblio.

La rivedo cogli occhi della mente,

Una immagine che sale dal profondo.

 

Come se ad essa fossi destinato da molto.

Fianchi generosi, seni abbondanti,

Ma, soprattutto, lo sguardo. Indagatore.

Come reggere tutta la serietà del mondo

 

Che esso esprime, sopra quelle nudità

Che mi reclamano con forza? Non posso

Non volere quella abbondanza felice,

Non posso non rispondere a quegli

 

Occhi severi. Trema il mio corpo,

Arde dal desiderio. Trema la mia voce,

Mentre il mio corpo non mi risponde più.

Vorrei tu mi facessi mille domande,

 

Sotto la tempesta dei colpi dell’amore,

Mentre mi perdo, esplodo e scompaio

Dentro di te. Sei un universo, ed io

Canto per consolare il mio smarrimento.

 

(Intermezzo lirico)

 

Come in un film di Godard,

Il desiderio è come una lumaca

Che lascia una bava, una scia

Di tempo. Si torna indietro, a

 

Ritroso. Le note di una chitarra

Lasciano intrasentire una voce

Femminile, coro, mentre la mia voce

Si lamenta e infine si acquieta.

 

Non è possibile paragonare

Questo sentimento a qualcosa

Provato in altri tempi se non

Nel sogno. Stanotte una donna

 

Mi raccontava le gesta di un mondo

Che denunciava la mia presenza

Come un corpo estraneo, prima di

Appoggiare la mia testa

 

Alla sua schiena e premervela

Forte contro. Un affetto che non

Prevede occhi che si guardano,

Ma solo carne contro carne,

 

Lontana dagli affanni come dalle gioie.

Ti riconosco! Ho scritto di te, ti ho

Immaginata adolescente e insultata

Dai tuoi pari per la tua diversità.

 

Hai abbracciato, nuda, un ragazzo per

Leccare le sue e le tue ferite col corpo

Anziché con la lingua, mentre là fuori

Echi di un vento freddo non potevano

 

Toccarvi. Ti ho accarezzata con il mio

Terzo occhio, quello della mente, e ho

Insufflato in te vita immaginando un

Altrove che non ho disegnato ancora.

 

Vorrei che quello spazio vitale fosse

Tracciato dalla mia esistenza, privo di

Luoghi e spazi comuni, segnante come

Un rito di passaggio, un solco profondo

 

Dentro la pelle che però, dopo aver smesso

Di essere tratteggiato, viene riassorbito

E non lascia traccia alla superficie.

Come lo spazio di un sogno:

 

Tu sai che c’era, perché l’hai vissuto, ma

Nessun altro può saperlo a meno che

Non abbia vissuto la stessa esperienza.

Io ci sento il canto degli uccelli il mattino,

 

Che la pioggia non abbatte né cancella.

Eppure riposa in profondità, invisibile,

Non visto, non creduto se non da me

Che lo percepisco, al tatto, sotto la pelle.

 

(mutamento)

 

Ed ecco un’acqua irrigare il terreno, ed ecco

Germogli fare il loro lavoro e rendere

Giallo, viola e rosso il campo. Girasoli,

Lavanda e fragole. Nessuno coglie questi

 

Frutti della terra, lì, a meno che non abbia

Un olocausto dentro di sé, e quella necessità

Di nutrire lo spazio tra gli organi che una

Siccità ha esteso come una duna nel deserto.

 

E’ fatto di dolore che si trasmuta in estasi, e di

Furia che improvvisamente diventa tenerezza.

Un capro espiatorio che si risveglia sul selciato

E che, con un colpo della mano, spazzola via

 

Le ferite profonde, la sensazione di aver fottuto

Tutto per bene ma che quella era la cosa giusta

Da fare, perché incasinare le relazioni prima di

Andarsene è un modo per vendicarsi, anche,

 

Di chi non può capirti perché troppo piccolo

A livello di energia di amore e ti ha fatto perdere

Tempo. E’ la natura che fa il suo corso,

E’ il sesso che come una limpida fonte si è

 

Espansa e ha spazzato via le ombre della notte,

Le ombre di chi mi ha insegnato che esiste il sesso, ed

Esiste l’amore, spesso separati, ma nient’altro.

Io oggi lo proclamo con la grana di voce del muezzin, che

 

Dalla torre declama che non c’è altro Dio all’infuori

Di Dio, e che se volete sperimentare la medicina

Suprema, dovete sperimentare l’affetto che promana

Dal sesso. E’ vino potente, ma che conduce alla sobrietà.

 

Siete voi gli ubriachi. E improvvisamente

Ricordo di quando, anni fa, dopo

Giorni e notti di solo amore, e un po’ di cibo,

Vagavo sulla strada di casa con la sensazione di

 

Nudità, come se i miei vestiti non esistessero

E chiunque potesse vedermi come animale.

Come fossi stato, allora, un essere senziente prima

Di una nuova reincarnazione. Non più io, non ancora tu.

 

Ecco, io posso solo decidere di rimanere, di corsa, ovunque.

Difficile l’adattamento. Possibile, solo, trasmutare.

Io vi sto avvisando, ma voi non mi ascoltate.

Leccatevi le ferite, poi, se ci riuscite.

 

08/03/2024

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